venerdì, 20th Settembre, 2019
Come fare il dry hopping

Ci ritroviamo nuovamente a parlare di dry hopping. Negli articoli precedenti (clicca su link per approfondire), avevamo trattato questa tecnica alternativa di luppolatura a freddo e dei suoi impieghi. Ma nonostante si tratti di un metodo piuttosto semplice, può indurre facilmente in confusione. Ragion per cui, vediamo di rispondere alla domanda: come fare il dry hopping?

Rimanendo sempre fedeli a quanto detto in precedenza, il dry hopping serve ad apportare, in determinati stili, dei profili aromatici particolari. Ma spesso questo tipo di tecnica, se non eseguita correttamente, può andare a incidere negativamente sul prodotto finito. Infatti, un dry hopping sbagliato, può portare si, ad un profilo aromatico complesso, ma con un bilanciamento del tutto anomalo.

Quando va fatto il dry hopping

Quando si esegue un dry hopping, è importante sapere in che momento andare ad agire sul mosto nel fermentatore. Per un corretto dry hopping è opportuno farlo, quando il mosto dentro al fermentatore supera la prima fase della fermentazione.

Riassumendo, nella fase primaria della fermentazione, dove il lievito consuma la maggior parte degli zuccheri presenti nel mosto, sarebbe inutile eseguire il dry hopping. Il perché trova giustificazione nella fermentazione stessa, poiché il lievito producendo grosse quantità di CO2, andrebbe a vanificare l’azione della luppolatura a freddo.  Perciò il dry hopping va fatto dopo il travaso nel secondo fermentatore, o comunque, dopo la prima fase della fermentazione.

Come fare il dry hopping

Premessa

Per fare la luppolatura a freddo è necessario decidere l’impronta aromatica da apportate alla birra finita. È importante, infatti, decidere se la nostra birra dovrà avere una carica luppolata più o meno decisa. Per definire l’impronta aromatica che avrà la birra finita, bisogna tenere conto della relazione tra diversi fattori: peso, tipo e infusione.

  • Il peso, incide sulla carica aromatica del dry hopping. Maggiore sarà il peso del luppolo inserito, maggiore sarà l’aroma rilasciato. È dunque importante definire bene quanto luppolo utilizzare. È importante sia per evitare un aroma troppo deciso, che per il prezzo non proprio economico della materia prima.
  • Il tipo di luppolo decide quale aroma aggiungere alla birra. Si potranno avere diversi aromi, variando dal floreale, allo speziato, fino all’erbaceo. Dunque è importante decidere quanto la proprietà aromatica del luppolo debba incidere sulla birra finta.
  • L’infusione, in cui la materia prima sarà a contatto con il mosto, è importante perché andrà a bilanciare peso e tipo di luppolo. Perciò maggiore sarà il tempo d’infusione, più deciso sarà l’aroma risultante.

Detto ciò, tenendo conto delle varie costanti, bisogna tirare fuori un profilo, che sia luppolato, ma che risulti equilibrato.

Tecnica

Sacchetto Filtrante

Per effettuare il dry hopping, di solito si utilizzano delle calze apposite, dove si andranno ad inserire i luppoli. Il compito di questi  sacchetti, è quello di non alterare troppo la limpidità della birra finita. A nessuno piacerebbe trovarsi nel bicchiere pezzettini verdi che galleggiano! 😉

filtro inox

Filtro Inox

 

Tengo a precisare che in commercio si trovano con molta facilità, delle confezioni già pensate per fare il dry hopping. Sono delle confezioni di circa 14 gr, contenenti il luppolo sottoforma di pellet. Ovviamente il peso varia in base al batch (litri nel fermentatore).

Una volta deciso il tipo di luppolo (clicca su link per approfondimento), si potrà procedere ad effettuare il dry hopping.

  1. Aprire il fermentatore;
  2. Fare il travaso in un secondo fermentatore (opzionale, ma consigliato);
  3. Inserire all’interno il luppolo. Può essere inserito sia in sacchetti oppure liberamente, ma prevede un ulteriore filtraggio prima d’imbottigliare;
  4. Richiudere il fermentatore;
  5. Lasciare in infusione per il tempo prestabilito.
  6. Trascorso il tempo, procedere alle normali fasi fino all’imbottigliamento della birra. Vedi link.

Che sia inserito in dei sacchetti o che sia messo liberamente dentro al fermentatore, l’importante è calcolare il tempo d’infusione. Di regola questo tempo si attesta sui 5 giorni.

Considerazioni

Aldilà dello stile, che sia IPA oppure una birra X, a cui decidiamo di fare il dry hopping, consiglio di non eccedere troppo col tempo. Per esperienza, ho trovato molto più equilibrata una birra con 3 giorni di dry hopping, che una con 5. Che sia per gusto personale o semplicemente un errore di calcolo, consiglio di procedere a tentativi. Tenendo come soglia massima 5 giorni, ma di variare il tempo di infusione di cotta in cotta, in modo tale da trovare il VOSTRO equilibrio nella VOSTRA birra.

Forse a qualcuno sarà venuto un dubbio. 😉

Ma inserire il luppolo nel fermentatore provoca problemi di sanitizzazione?

La risposta è no! Se il periodo in cui si effettua il dry hopping è dopo la prima fermentazione. Questo è un momento in cui il mosto sarà già diventato alcolico, oltre ad avere un ph più basso. Di conseguenza sarà inospitale ad accogliere altri microrganismi.

Se invece il dry hopping viene fatto prima della fine della fermentazione primaria, potrebbe portare a dei problemi.

Questo non esclude naturalmente, la sanitizzazione di tutti gli strumenti (sacchetti filtranti e filtri inox) che utilizzeremo per la realizzazione del nostro dry hopping. Clicca su link per sapere come sanitizzare.

E voi cosa ne pensate? Dite la vostra con un commento.

Buona birra a tutti.

 

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