La birra al sale

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Birra al Sale
Birra al Sale

I termini “particolare e bizzarro” nel mondo brassicolo, sono sinonimi di svariate sfaccettature. Esistono infatti birre strane che cavalcando l’onda della particolarità si riversano dentro un bicchiere, facendo sfoggio delle loro qualità. Ma se proprio di particolarità si deve parlare, niente rispecchia meglio il termine come lo stile Gose, fautore della bizzarra birra al sale.

Lo stile Gose e la birra al sale

Quando si sente parlare di birra al sale nell’immaginario collettivo balena l’idea di una birra salata, il cui gusto risulti una prelibatezza per pochi appassionati altrettanto bizzarri. In realtà bere una birra al sale significa fare un tuffo nel passato, riscoprendo un sapore che ha rischiato l’estinzione.

Un po’ di storia…

Le origini della birra al sale appartenente allo stile Gose, risalgono al Medioevo nella città storica di Goslar, situata nella bassa Sassonia. La cittadina della Sassonia rinomata per le miniere d’argento, subì per lungo tempo le attività estrattive che portano alla scoperta di altri giacimenti minerari, quali: rame, zinco, piombo e sale. La ricchezza mineraria dei terreni provocò inevitabilmente la contaminazione delle falde acquifere del fiume Gose, le quali risultarono particolarmente salate. La particolarità di queste acque ebbe ripercussioni sull’attività brassicola dell’epoca, dando vita così a birre con una sapidità più pronunciata.

Nonostante questa birra nacque a Goslar, il suo successo fu attribuito alla città tedesca di Lipsia nel 1738. La grande popolarità raggiunta a Lipsia provocò l’incremento produttivo della Gose, che avvenne proprio nella cittadina adottiva. Per rendere il prodotto ancora più esclusivo, furono avviate una serie di accortezze che diedero maggiore lustro alle Gose.

La novità

Le birre prodotte a Lipsia, sottoposte ad una fermentazione spontanea, venivano inviate alle locande ancora in fase di fermentazione. A fermentazione conclusa, i locandieri, avevano il compito di travasare il mosto in delle tipiche bottiglie a collo lungo e senza tappo. La particolarità del collo lungo 30 cm, era utile per convogliare i lieviti che salivano in superficie durante la seconda fermentazione in bottiglia,  formando così una specie di tappo naturale con il compito di affinare ulteriormente la birra.

Il successo della Gose durò fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale, dove le case produttrici furono decimate. Ma nonostante la resistenza dopo la fine del primo conflitto, quando ebbe inizio la Seconda Guerra Mondiale il processo produttivo fu interrotto completamente. L’assenza della Gose durò per quattro anni. Nel 1949 la produzione riprese fino alla fine degli anni 60′, per poi essere interrotta nuovamente a causa di crisi politiche che videro la Germania dell’epoca protagonista. Solo agli inizi degli anni 80′ grazie a Lothar Goldhan, un cittadino di Lipsia, la produzione riprese. Purtroppo la distribuzione non avvenne su larga scala.

Aspetti Organolettici

Esaminando una birra al sale appartenente allo stile Gose, la si potrebbe associare ad una Berliner Weisse. In realtà la Gose conserva alcune caratteristiche proprie, difficili da confondere.
Lo stile impone un colore giallo tendente al dorato. È una birra non filtrata con una torbidità pronunciata, che regala un cappello di schiuma bianca molto persistente.
Il suo aroma propaga note pomacee di mela e pera, con uno spiccato sentore vivace di coriandolo che ricorda i profumi degli agrumi. Al sentore acidulo derivante dall’inoculo dei batteri lattici si accostano note di pane lievitato naturalmente, che smussano i lineamenti aspri degli odori. Al complesso sentore si legano anche i profumi del sale che creano l’immaginario della brezza marina, regalando una sensazione di freschezza.

Il gusto è un percorso di sensazioni! Inizialmente si apre al sapido, rimanendo comunque controllato e senza invadenza. In secondo luogo arrivano i lineamenti acidi, che sono appena percettibili. Il coriandolo inoltre, dona sapori di limone, i quali sono attenuati dalla dolcezza del malto e del frumento. Si arriva così al carattere fruttato e raffinato delle pomacee, che dona equilibrio al gusto. L’amarezza del luppolo è appena accennata, ma senza troppe pretese. Sul finale concede ancora un tocco di acidità, regalando un gusto secco e dissetante.
Il corpo della Gose è mediamente leggero, arricchito da un’elevata carbonazione e un grado alcolico relativamente basso (4-4,5 %vol.).

Considerazioni

Oggi lo stile Gose ha ripreso piede. Anche in Italia parecchi birrifici hanno approfondito la produzione della birra salata, regalando piccoli gioielli agli appassionati. Non mancano infatti interpretazioni di birre che richiamano l’acqua marina o sali particolari derivanti da ogni dove.
Nel complesso la Gose risulta una birra molto equilibrata, che concede al palato sensazioni sapide, acide e fruttate. Un mix perfetto che si racchiude in una bevuta facile e dissetante, a cui pochi oppongono resistenza.

Buona birra a tutti

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