mercoledì, 17th Luglio, 2019
La Birra d’Abbazia

La birra, come ampiamente trattato, ha origini molto antiche. Basti pensare al Medioevo, in cui la preziosa bevanda veniva utilizzata come “pane liquido” (clicca su link per approfondimento). Da allora, la birra ha subito notevoli mutamenti, che hanno reso questo prodotto sempre più pregiato. La ricerca di sapori e aromi ha portato alla creazione di stili che hanno differenziato le diverse birre, definendo per ognuna delle specifiche. Ad oggi sono tanti gli stili, ma alcune birre si sono contraddistinte. È il caso della Birra d’Abbazia.

Le birre religiose

L’influenza brassicola, ha spinto molti appassionati e mastri birrai a cimentarsi con intraprendenza e dedizione, affinché il nome della birra raggiungesse una posizione prestigiosa. Influenza che non ha risparmiato nemmeno l’ambiente religioso, in cui la birra veniva prodotta per fini legati all’ambiente stesso.

Grazie anche al contributo derivante da monasteri ed abbazie, oggi possiamo degustare delle birre, che continuano a scrivere pagine di storia sul libro brassicolo. È bene però, precisare delle differenze quando si parla di birre provenienti dal mondo religioso. Infatti, troviamo birre trappiste e birre d’abbazia.

Sulle birre trappiste si è ampiamente discusso negli articoli precedenti. Esse differiscono da altre birre, per le particolari modalità di produzione. (clicca su link per approfondimento).

Le birre d’abbazia, sono frutto di ricette connesse ai monaci. Essi avendo cessato di produrre all’interno dell’abbazia, affidano in concessione ai birrifici commerciali la licenza di produzione. I prodotti ricavati da queste ricette, di solito vengono associati con un marchio riconducibile al monastero. Il marchio dunque viene utilizzato solo per fini commerciali, per garantire una produzione artigianale che osserva antiche ricette monastiche.

La birra d’abbazia

L’idea di una birra d’abbazia, che possiede l’immagine di un frate con la rasatura tonda impegnato nella produzione brassicola, è un pò forviante. Generalmente, queste birre derivano solo in origine dai monasteri, che per vari motivi, hanno affidato la produzione a birrifici commerciali. Ma nonostante la parte burocratica e produttiva, capita spesso di attribuire la parola abbazia ad uno stile. In realtà le birre d’abbazia, come accade per le birre trappiste, non definiscono uno stile specifico. Esse possono accomunare diversi stili, con versioni bionde o scure, e con gradazioni più o meno pronunciate.

Considerazioni

Definire la birra d’abbazia, come una semplice birra che invidia le trappiste, è un’affermazione errata. Nonostante la produzione non propriamente monastica, essa merita un grande rispetto, perché frutto di ricette firmate dall’esperienza monacale. Il genio dei monaci, ha attribuito a queste birre, gusti decisi che racchiudono grande complessità, a cui si abbina una frizzantezza spesso pronunciata, grazie alla rifermentazione in bottiglia che conferisce più estro agli aromi. La produzione industrializzata rimane un mezzo, che continua a far vivere birre importanti con una struttura robusta e corposa, degna della tradizione monastica.

La volontà in Italia, di avere una birra d’abbazia doc, rimane ancora energica e pulsante. Con il risveglio di tante idee, che hanno dato voce alle ricette di antichi monasteri. Voce ampiamente udita da associazioni ed enti fedeli all’arte brassicola, che continuano a dare spazio alla cultura birraia italiana, senza speculare su di essa e sulla creatività dei monaci.

Buona birra a tutti

 

 

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