Orrori da gustare: le birre impensabili!

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Orrori da gustare
Orrori da gustare

Il mondo della birra ha da sempre abituato gli appassionati al termine “particolare”, fondato sulla ricerca del gusto e l’affinamento dell’aroma. Ma il costante studio che esprimesse innovazione e particolarità si è spinto oltre i limiti dell’immaginabile, spianando la strada alla stravaganza. In che modo? Attraverso ingredienti impensabili che creano uno scenario in cui l’appellativo “orrori da gustare” diventa quasi un complimento.

Andrew Zimmern
Andrew Zimmern

Gli orrori degli ingredienti da gustare

Quando si parla di “orrori da gustare” il pensiero si fionda sul famoso programma televisivo condotto da Andrew Zimmern, ma questa volta la TV e le cose sconcertanti che propone non centrano assolutamente nulla. La protagonista rimane sempre la birra ma in abiti del tutto inconsueti.

Nell’immaginario collettivo, la birra è una bevanda semplice (anche se semplice non lo è per niente) fatta di: acqua, malto, luppolo e lievito. Ma cosa accadrebbe se, a questi pochi ingredienti, qualche “scienziato pazzo” decidesse un giorno di fare qualche aggiunta un po’ troppo stravagante?

Birre con ingredienti animali

Sebbene questa parte brassicola, odiata da vegani e vegetariani, sia stata oggetto di critiche e manifestazioni, i produttori hanno comunque introdotto l’uso di parti animali come ingrediente speciale per le loro birre. L’ispirazione dei birrifici arriva dalle usanze del luogo d’origine oppure da idee nate per lasciare il segno. In entrambi i casi la sperimentazione ha permesso l’utilizzo d’ingredienti che mai si sarebbe pensato d’inserire nella ricetta di una birra.

 Rocky Mountain Oyster Stout
Rocky Mountain Oyster Stout

Iniziata come la bufala di un famoso pesce d’aprile, orchestrato da un birrificio della contea di Denver in Colorado, è successivamente divenuta realtà.
Il birrificio Wynkoop Brewing Company (autore dello scherzo), per non deludere le aspettative degli appassionati più temerari, dopo la bufala decise d’immettere sul mercato una birra che avesse come ingrediente “non segreto” i testicoli di toro.

La birra Rocky Mountain Oyster Stout è un richiamo all’esclusivo spuntino occidentale a base di testicoli di toro fritti. Soprannominata “la birra in scatola” e venduta in confezioni da due (riferimento puramente casuale), contiene per ogni barile più di 11 kg di testicoli di toro arrostiti e affettati. Si presenta di un marrone intenso e un aroma torrefatto di cioccolato e caffè. Al gusto invece è robusta e leggermente viscosa.

HValur 2
HValur 2

Sempre per rimanere in tema, come non citare le creazioni del birrificio islandese Steðja? Si chiamano Sùrhvalur (versione acida) e HValur 2 (versione tradizionale). Sono birre realizzate con testicoli di balena comune, che richiamano la tradizione islandese e la sua tristemente nota mattanza di cetacei. Trovate che hanno suscitato non poche polemiche e contestazioni da parte di associazioni ambientalistiche che proteggono questi mammiferi purtroppo in via d’estinzione.

Pig Porter
Pig Porter

Sempre per quanto riguarda l’anatomia animale e gli orrori da gustare, va anche ricordata l’idea che utilizza ossa affumicate del Mangalitsa, una razza di maiale reale dal pelo lungo, nero e riccio. L’autore della Pig Porter, premiata nel 2011 come migliore birra sperimentale al Great American Beer Festival è il Right Brain Brewery, un birrificio del Michigan negli Stati Uniti d’America.

Una birra sicuramente non per vegetariani, che richiama la tradizionale cultura americana legata ai grandi barbecue. Il particolare ingrediente che subisce uno speciale trattamento di affumicatura, conferisce alla birra un intenso sapore affumicato con sentori di cioccolato senza l’utilizzo dei tradizionali malti tostati.

Dock Street Walker
Dock Street Walker

Si prosegue con un omaggio alla celebre serie The Walking Dead che tratta della cruenta convivenza tra zombie ed essere umani. Dal birrificio di Philadelphia, il Dock Street Brewing Company, arriva una birra il cui ingrediente speciale è un cervello di capra affumicato immesso direttamente in fase di mash.

La Dock Street Walker, una American Pale Stout ribattezzata ironicamente come “la birra più intelligente che tu abbia mai bevuto“, è una birra dal gusto morbido e cremoso, arricchita da note terrose e mirtilli che conferiscono acidità donando un tocco di “sanguinamento”. Il cervello di capra che subisce un trattamento di affumicatura, conferisce le particolari e ricercate note affumicate.

Birre con ingredienti di scarto animale

L’incubo delle birre strane naturalmente non si ferma a testicoli, cervelli e chissà quali altri orrori da “gustare”. La follia brassicola si spinge fino all’utilizzo di caffè un po’ particolari, che permettono al palato di scoprire sapori del tutto diversi. L’epoca della classica tostatura e macinatura dei semi di Coffea è ormai superata. Il caffè utilizzato da questi “innovatori” della birra ha provenienze molto differenti rispetto al classico chicco.

Luwak
Luwak

E’ il caso del caffè derivato dalle feci del Luwak, zibetto simile alla mangusta, che produce il caffè più pregiato al mondo. Il Kopi Luwak (circa 800 € al kg) è un particolare tipo di caffè indonesiano, ricavato dalla digestione parziale delle bacche di caffè defecate.

Dal pregiato Kopi Luwak, derivante dal triste sfruttamento del piccolo mammifero, prende l’idea il Brouwerij de Molen, un microbirrificio olandese. La realizzazione si chiama Kopi Loewak De Molen, una Coffee Imperial Stout aromatizzata al caffè, con scontate note tostate e leggeri sentori floreali.

Elefante Thailandese
Elefante Thailandese

Ma se l’idea di una birra al caffè realizzata dalle feci del piccolissimo Luwak sembra inverosimile, chissà una prodotta dagli escrementi del grandissimo l’elefante!

La copia del Molen in versione rivisitata arriva dal birrificio giapponese Sankt Gallen. La Coffee Stout realizzata dai nipponici usa come ingrediente particolare il Black Ivory, un costoso caffè prodotto dalle bacche defecate e non completamente digerite dai pachidermi thailandesi.
La Kono Kuro, prodotta in edizione limitata nel 2013, è andata letteralmente a ruba!

Fenrir nr 26
Fenrir nr 26

Dal caffè, alle feci utilizzate come combustibile è un attimo! Le stranezze continuano con il Borg Brugghus, un birrificio islandese. La proposta scandinava è la Fenrir nr 26, una Smoked IPA di 6 %vol che affumica il malto non con il semplice legname ma attraverso il letame di pecora.

Ispirata alla mitologia norrena: Fenrir è un terrificante lupo scelto per uccidere il dio Odino durante gli eventi di Ragnarök, lo scontro finale tra le potenze della luce e quelle delle tenebre e del caos, in cui il mondo intero venne distrutto e completamente rigenerato. Ma sfortunatamente per il lupo la missione non andò a buon fine, in quanto venne ucciso da Viðarr figlio di Odino.

E’ una birra dai sentori agrumati di pompelmo e un amaro deciso, arricchita da un carattere unico derivante dallo stravagante processo di affumicatura.

Cervo
Cervo

Dopo le feci, un altro ingrediente sembrerebbe essere tra la macabra lista dei mastri birrai più eccentrici del mondo della birra. L’ingrediente da incubo è lo sperma di cervo.

La birra allo sperma di cervo è un’idea realizzata dal Choice Bros Brewing e servita al The Green Man Pub di Wellington in Nuova Zelanda. Secondo il titolare che la propone alla spina, è una birra dall’ottima schiuma e dalla piacevole cremosità che ricorda un po il cioccolato. Una birra, che secondo il Publican Shannon Elvy, è dedicata a tutti coloro che vorranno celebrare l’addio al celibato.

Birre con affinità umane

John Maier
John Maier

Dopo gli ingredienti di origine animale, utilizzati per realizzare delle birre non semplici da definire è la volta degli orrori da gustare di origine umana. Ovviamente non si troveranno birre da film horror, ma dei prodotti che hanno qualche correlazione con l’essere umano e non perché queste siano state realizzate dalla mano dell’uomo.

Ne sa qualcosa il birrificio Rogue Ales di Newport, negli Stati Uniti. La Beard Beer, soprannominata birra barbuta, è prodotta con i peli della barba del mastro birraio John Maier.

La birra è fatta fermentare spontaneamente attraverso un lievito che cresce tra la barba del sig. Maier. Una Pale Ale da 5,6 %vol dalla “folta” schiuma bianca e sentori fruttati che si bilanciano perfettamente all’amaro dei luppoli.

Naturalmente per la parità dei sessi, non poteva mancare la birra che avesse il tocco femminile. Non trattandosi di barba come per il sig. Maier, si è usato dell’altro per imprimere femminilità tra le bollicine di questa birra! In che modo?

Ci ha pensa il birrificio The Order of Yoni a trovare la soluzione, con una birra a fermentazione spontanea. La sour ale è fermentata da un lactobacillo della flora vaginale, che dopo un’attenta selezione proviene dalla modella Alexandra Brendlova.
Oltre all’ingrediente bizzarro vengono utilizzate anche chips di rovere trattate col cognac.

Conclusioni

In ambito brassicolo la novità è sempre ben accetta, ma come in questi casi il nuovo lascia spesso attoniti. Lo spirito avventuriero di tanti birrifici e mastri birrai che nel produrre birre si spingono oltre l’immaginario, sorretti dalla celebre frase del dottor Frankenstein “Si può fare!“, dovrebbe far riflettere.

Dottor Frankenstein (Gene Wilder)
Dottor Frankenstein (Gene Wilder)

Il fare birra è un arte nobile che vanta una storia centenaria. Ma se il business del fare birra è sinonimo di mattanze, torture e soprusi verso gli animali, come se fossero i templi degli ingredienti più bizzarri che l’uomo possa bere, allora è meglio restare fermi al malto e al luppolo.

E’ l’incontro tra il gusto e il ponderato che fa la differenza tra una birra e una grande birra!

Buona birra a tutti

2 Commenti

  1. Incredibile. Bellissimo ed interessantissimo articolo birraio. Il check ad Alexandra Brendlova è d’ obbligo a questo punto. Cheers

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