Luppolo di Sicilia: il primo luppoleto siciliano baciato dal sole del meridione

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Luppolo di Sicilia: il primo luppoleto siciliano baciato dal sole del meridione
Luppolo di Sicilia: il primo luppoleto siciliano baciato dal sole del meridione

Se la cultura nostrana ha sempre ribadito la tendenza verso la viticultura e l’enologia, oggigiorno le cose stanno prendendo una piega decisamente differente. Negli anni la birra ha mutato il proprio appellativo adeguandolo a una bevanda prestigiosa, ricca di carattere e sapore, apprezzatissima in Italia. Il merito va alla passione e all’intraprendenza dei tanti birrifici artigianali che, da diversi anni, popolano lo Stivale garantendo un prodotto eccellente e dalle pregiate doti organolettiche. Tuttavia col passare del tempo, l’esigenza di realizzare un prodotto 100% Made in Italy si è radicata sempre più nella maggioranza degli addetti ai lavori. Un’esigenza che ha sensibilmente favorito la nascita di spazi dedicati alla coltivazione delle materie prime, un tempo importate da fuori confine. Ne sa qualcosa Flavia Muscarà, che rispondendo a questa “nuova tendenza birraia” ha dato vita al Luppolo di Sicilia, il primo luppoleto biologico siciliano nato tra le terre della provincia di Enna.

Una coltivazione “differente” a pochi passi da Piazza Armerina

Luppolo di Sicilia è il primo luppoleto biologico siciliano, che sorge tra le campagne Ennesi situate a pochi passi dalla celebre Piazza Armerina. A intraprendere questo importante progetto è Flavia Muscarà, artista con un passato di grafica pubblicitaria, che attualmente si occupa di decorazione e creazione di oggetti d’arredo con l’utilizzo di materiali plastici di scarto industriale. Ma ciò che contraddistingue Flavia è anche una forte passione per la natura e un grande amore per la Sicilia, sua terra d’origine.

Luppolo di Sicilia e Flavia Muscarà

A lei abbiamo posto alcune domande per capire come nasce l’idea di questa particolare prospettiva in terra sicula. “In realtà ero semplicemente alla ricerca di una coltivazione ‘diversa’ – esordisce Flavia Muscarà – per sfruttare un terreno di 2 ettari inutilizzato. Dopo aver scartato una serie di idee è stato decisivo l’incontro avvenuto, davanti a un boccale di birra, con homebrewers laziali che si erano avventurati nella produzione del luppolo con grande entusiasmo e soddisfazione“.

Una realtà, quella del luppoleto, che non nasconde l’amore per una terra difficile. Una regione spesso denigrata e abbandonata dai potenti, che tuttavia ha davvero tanto da offrire ai suoi figli. Diversi di loro, infatti, hanno visto del potenziale in quello che la “Sicilia Bedda“, come amano definirla i più affezionati, possiede. Sole, genuinità e qualità sono solo alcuni dei fattori che creano una territorialità unica al mondo.

Come per ogni prodotto, la territorialità è importante – afferma Flavia -. Avere una filiera brassicola nel nostro paese è sicuramente una novità in quanto ancora adesso la maggior parte delle materie prime sono d’importazione. La birra, pur avendo origini molto antiche, non fa parte delle tradizioni del nostro paese, ma da un po’ di anni il consumo è molto aumentato e il settore dei birrifici artigianali è in grande fermento, per usare un termine adatto!

Luppolo di Sicilia, un orgoglio per i produttori di una birra 100% siciliana

Spesso è la provenienza delle materie prime che accentua la cura nei particolari, i quali determinano un prodotto esclusivo ed eccellente. Una garanzia in più per il consumatore, il quale percepisce nel prodotto la qualità e l’amore caratterizzanti l’intero processo di produzione. Un dettaglio che in questo caso inizia proprio dalle materie prime e culmina nell’imbottigliamento di sapori unici e originali.

Luppolo di Sicilia

In particolare sono i birrifici ad apprezzare una simile realtà. La stessa realtà che contraddistingue una firma indelebile e un’appartenenza fondata sul territorio e sulla qualità che lo caratterizza. “Per loro è motivo d’orgoglio poter offrire una birra fatta con materie prime coltivate nella nostra isola – continua Flavia -. I nostri clienti hanno la possibilità di seguire la crescita delle piante da vicino. La massima soddisfazione per me è vedere l’entusiasmo dei mastri birrai e la loro espressione quando sentono il profumo della luppolina dal cono appena staccato dalla pianta“.

E’ con questo spirito dunque che Flavia Muscarà, insieme all’aiuto di un amico romano il “biologo del luppolo” Dario Cherubini, vive un progetto destinato a lasciare un segno nella cultura birraia siciliana e nazionale, rivelando anche una certa voglia d’ampliamento. “Il progetto è quello di ampliare il luppoleto e di conseguenza organizzare un laboratorio attrezzato per l’essiccazione e il confezionamento del luppolo“.

Per quanto riguarda le varietà (attualmente si coltivano Cascade, Chinook, Centennial e Columbus), stiamo selezionando quelle che crescono meglio nella nostra zona – conclude Flavia -, ma siamo disponibili a provarne altre su richiesta dei birrifici. Ovviamente l’investimento è importante, quindi cercheremo dei finanziamenti o dei partners interessati al progetto”.

Un particolare ringraziamento alla disponibilità di Flavia Muscarà. Potrete trovare ogni informazione sulla piantagione “Luppolo di Sicilia” direttamente sul sito ufficiale oppure sui social Facebook e Instagram.

Buona birra a tutti.

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